Milano-Fiera nazionale dell’editoria indipendente 24/26 marzo 2017. Intervento paginecontrolatortura

“Leggo molto i libri, li adoro, mi aiutano a essere libero e ad anestetizzare un po’ i miei problemi di salute” (Lettera dal carcere di Francesco da Caltanissetta)

Da più di un anno, chi è sottoposto al regime previsto dall’art. 41bis dell’ordinamento penitenziario (O.P.) non può più ricevere libri, né qualsiasi altra forma di stampa, attraverso la corrispondenza e i colloqui, sia con parenti, sia con avvocati. I libri e la stampa in genere si possono solo acquistare tramite eventuale autorizzazione dell’amministrazione penitenziaria. È un’ulteriore censura, una potenziale forma di ricatto, in aggiunta alle restrizioni sul numero di libri che è ad ora consentito tenere in cella: solo tre.

Nel novembre 2011 una circolare del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: il dipartimento del ministero della Giustizia) impose questa restrizione, ma fu bloccata dai reclami di alcuni detenuti e detenute accolti nelle ordinanze di alcuni giudici di sorveglianza. I ricorsi opposti da almeno tre pubblici ministeri contro queste ordinanze furono confermati in Cassazione. Infine una sentenza della suprema Corte del 16 ottobre 2014, e una sentenza della Corte Costituzionale del febbraio 2017 hanno dato ragione al DAP, rendendo così definitiva tale restrizione.

Il piacere della lettura è noto a chiunque, meno nota è l’importanza vitale che può assumere un libro per chi si trova in condizioni di detenzione, in particolare, per chi è soggetto al regime previsto dall’art. 41bis dell’O.P.

Queste le condizioni per coloro che sono costretti a questo regime detentivo:

  • isolamento per 23 ore al giorno (soltanto nell’ora d’aria è possibile incontrare altri/e prigionieri/e, comunque al massimo tre, e solo con questi è possibile parlare)
  • colloquio di 1 sola ora al mese e solo con i familiari diretti; il colloquio si svolge in stanze videosorvegliate e munite di vetri e citofoni per impedire ogni contatto diretto
  • esclusione a priori dall’accesso ai “benefici”
  • utilizzo dei Gruppi Operativi Mobili (GOM), corpo speciale della polizia penitenziaria, tristemente conosciuto per i pestaggi nelle carceri e per i massacri compiuti a Genova nel 2001
  • “processo in videoconferenza”: l’imputato/a detenuto/a segue il processo da una cella interna al carcere e attrezzata con una tecnologia dedicata a stabilire un collegamento video con l’aula del tribunale; il microfono per parlare è gestito dai giudici, dai Pm, dalle forze dell’ordine, mai dal detenuto/a
  • applicazione della censura totale sulla corrispondenza

Appare quindi evidente quanto fondamentale sia l’accesso alla lettura e allo studio; tale ennesima restrizione sulle modalità di ricezione dei libri e del materiale stampato in generale aggrava il già pesante annientamento delle persone, incidendo ulteriormente sulla sfera degli affetti. Pensiamo a quanto può essere prezioso ricevere in dono un libro letto da qualcuno che amiamo e stimiamo, piuttosto che un testo qualsiasi raccolto tra gli scaffali di un’anonima libreria; pensiamo a quanto ancora più prezioso possa essere ricevere tale libro da una persona cara ma lontana.  

Nel giugno 2016 ventisei editori, aderendo alla campagna Pagine Contro la tortura, hanno costituito un catalogo che è stato inviato a un centinaio di detenuti in regime di 41bis, ai magistrati di sorveglianza di competenza e ai garanti dei diritti dei detenuti. Da quell’anno si sono svolte numerose mobilitazioni che hanno coinvolto le città di Cuneo, Milano, Tolmezzo, Parma, Terni, Bancali, Novara, L’Aquila. Si è scelto di sostare a lungo sotto le carceri con un presidio comunicativo, con letture dedicate, con un potente impianto audio, per farci sentire da coloro che sono rinchiusi in 41bis, per informarli della campagna in loro sostegno e per rompere, anche se per poche ore, l’isolamento e l’abbrutimento che questo regime carcerario porta con sé.

A mò di chiosa ed aggiornamento riportiamo una notizia presa da fonti di stampa che conferma l’uso strumentale della lettura nel regime carcerario anche al di fuori del circuito di alta sicurezza:

A seguito di una evasione dal carcere di Rebibbia avvenuta nell’ottobre 2016 il Fatto Quotidiano del 28/11/2016 riferisce di come la nota biblioteca dell’istituto da sempre molto fornita e curata egregiamente dai detenuti stessi, sia stata gettata per aria durante una perquisizione notturna che ha lasciato le stanze con migliaia di libri gettati alla rinfusa sul pavimento, ammassati, mischiati, buttati negli angoli e ai piedi degli scaffali. Come ogni bibliotecario ben sa, e come ogni persona che mai abbia frequentato una biblioteca ben può intuire, ci vorrà tantissimo tempo per ritrovare la collocazione di ciascun volume e permettere di nuovo il loro utilizzo da parte dei detenuti”.

È utile promuovere una campagna di sensibilizzazione e un’iniziativa di tutte e tutti coloro che operano nel mondo della cultura: librerie, case editrici, appassionati/e della lettura, scrittori e scrittrici, viaggiatori tra le pagine, ecc., volta al ritiro di tale divieto vessatorio di ricevere libri.

Link fiera del libro 2017: http://www.bookpride.net/

 

 

 

 

Roma al Salone dell’editoria sociale 29ott2016

Intervento e volantinaggio a Roma al salone dell’editoria sociale, segue materiale distribuito:

“Leggo molto i libri, li adoro, mi aiutano ad essere libero e a anestetizzare un po’ i miei problemi di salute”  (Lettera di Francesco da Caltanissetta)

Dal 2014 chi è sottoposto al regime previsto dall’art. 41bis dell’ordinamento penitenziario (O.P.) non può più ricevere libri, né qualsiasi altra forma di stampa, attraverso la corrispondenza e i colloqui sia con parenti sia con avvocati: i libri e la stampa in genere si possono solo acquistare tramite eventuale autorizzazione dell’amministrazione. È  un’ulteriore censura, una potenziale forma di ricatto, in aggiunta alle restrizioni sul numero di libri che è già consentito tenere in cella: solo tre.

Nel novembre 2011 una circolare del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria: il dipartimento del ministero della Giustizia) impose questa restrizione, ma fu bloccata da reclami di alcuni detenuti e detenute accolti nelle ordinanze di alcuni giudici di sorveglianza. I ricorsi opposti da almeno tre pubblici ministeri contro queste ordinanze furono confermati in Cassazione. Infine una sentenza della suprema Corte del 16 ottobre 2014 ha dato ragione al DAP, rendendo così definitiva questa nuova odiosa restrizione.

Il piacere della lettura è noto a chiunque meno nota è, invece, l’importanza vitale che assume per chi si trova in condizioni di detenzione. Continue reading Roma al Salone dell’editoria sociale 29ott2016

Report dell’assemblea tenuta a Roma il 18 settembre 2016

Campagna “pagine contro la tortura” circa il divieto di ricevere dall’esterno libri e stampe di ogni genere nelle carceri a sezioni 41bis. 

Durante questo primo anno di attività la campagna “pagine contro la tortura” ha realizzato diverse attività:

la diffusione di un appello rivolto alle case editrici; l’apertura di un blog; i presidi  contemporanei all’esterno di 6 carceri con sezioni a 41bis; il presidio al DAP di Roma ed il presidio nazionale al carcere dell’Aquila.

Sono state inoltre effettuate numerose attività di sensibilizzazione sull’argomento: volantinaggi, interventi informativi sul 41bis e sulla campagna nello specifico, in occasione di presentazioni di libri e di fiere del libro, produzione di un video (reperibile anche su youtube) ecc.

Nella riunione di Roma abbiamo fatto il punto della situazione. Sono emersi aspetti critici, sono stati valutati i risultati raggiunti e, inoltre, è stato impostato il prosieguo della campagna e pianificato i prossimi appuntamenti.

La campagna si e scontrata con il “muro di gomma” che circonda le sezioni 41bis. Abbiamo constatato la quasi impossibilità di comunicare con l’interno, le difficoltà di far conoscere ai detenuti, sepolti vivi, la semplice esistenza di una mobilitazione che li riguarda. I libri e gli stampati spediti dagli editori sono stati bloccati dall’amministrazione carceraria.

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ROMA: due report del presidio tenutosi davanti al DAP il 13 MAGGIO 2016

Milano, giugno 2016

ROMA: RESOCONTO DEL PRESIDIO DAVANTI AL DAP DEL 13 MAGGIO 2016

Situato in largo L. Daga, presso il confine ovest di Città del Vaticano, Il DAP è il comando della polizia penitenziaria, l’organo supremo che impone e determina le regole della vita quotidiana nelle galere. Ciò vale anche per le sezioni 41bis, rispetto alle quali il potere d’imporre queste regole è del tutto insindacabile, a costituire un esempio che facilita e normalizza l’estensione dell’impiego di ogni genere di abuso e violenza – compreso l’omicidio – sull’intero sistema carcerario. Non è un caso che a puntare occhi e dita oggi sul DAP si siano trovate unite realtà che nell’autunno scorso si sono mosse contro l’uccisione di Eneas (avvenuta nel carcere di Pesaro) e le persone e i collettivi che aderiscono alla campagna “Pagine contro la Tortura” con l’obiettivo della cancellazione-ritiro della “circolare” del DAP che nega a chi è chiusa/o nelle sezioni 41bis di ricevere libri, riviste, ma anche lettere, per corrispondenza postale anche se portate da parenti quando si recano al colloquio; da oltre un anno libri e riviste entrano nelle celle 41bis solo se acquistati dalle guardie. Il carattere unitario della manifestazione emerge dagli interventi lanciati dall’impianto – soprattutto dal grido ASSASSINI, oltre che dagli striscioni che appendiamo attorno allo slargo in cui ci si trova: DAP – MAGISTRATI – POLIZIA SIETE I RESPONSABILI DELLA MORTE DI ENEAS SIETE DEGLI ASSASSINI; 41BIS = TORTURA; SOLIDARIETA’ AI RIVOLUZIONARI PRIGIONIERI. Dal cancello dell’enorme edificio del DAP protetto da poliziotti, ci separa la strada. Non siamo tant*, una trentina, ma certamente c’è la coscienza di affrontare una realtà che riguarda da vicino lo sviluppo della lotta della classe sfruttata, tutta. Libri, corrispondenza, comunicazione dentro le galere, la loro circolazione, il sostegno reciproco fra interno-esterno di cui siamo capaci, da sempre hanno importanza vitale per vincere la logica della resa, della sconfitta, perseguita dallo stato nei confronti di chi si ribella nei modi più diversi alla dittatura del capitale. Ad un certo punto della manifestazione attraversiamo la strada per adagiare davanti al portone d’ingresso qualche scatolone di libri; li vogliamo consegnare al DAP per farli entrare in carcere, visto che le nostre spedizioni, quelle di diverse case editrici e librerie, fatta eccezione per qualcuna, sono cadute nel vuoto, nel silenzio tombale che è prerogativa del carcere e dei suoi organi amministrativi, in primis il Ministero di Giustizia. I poliziotti ci si parano davanti, per un po’ riusciamo a bucare il cordone, a mettere libri là dove volevamo… riusciamo anche a ostacolare e bloccare le auto in uscita, con a bordo funzionari del DAP, a fermarle, a gridare: assassini! fate entrare i libri, perché non fate entrare i libri? Vigliacchi, dove nascondete i libri, la posta?… Il blocco va avanti a lungo, a singhiozzo, più volte gli sbirri mettono e tolgono i caschi, fino a quando il cordone della polizia con manganelli e scudi ci spinge sul marciapiede da dove eravamo partiti.

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Sintesi dell’incontro tenutosi a Firenze il 23 aprile 2016

Pagine contro la tortura

All’incontro erano presenti compagne-i di Cuneo, Torino, Milano, Parma, Roma, Firenze.

Sono stati fatti i resoconti dei presidi del 16 aprile davanti alle carceri di Cuneo, Milano-Opera, Parma e Terni. Di quello a Bancali (SS) è stata fatta una breve sintesi del testo diffuso in rete dai compagni-e che l’hanno organizzato. E’ mancato il contributo da Tolmezzo (UD).

Senza qui entrare nel merito dei racconti e valutazioni delle rispettive giornate di lotta – che siamo d’accordo di scrivere e diffondere entro fine mese – tutti-e hanno espresso una valutazione positiva, su diversi aspetti dell’iniziativa e in particolare: la riuscita concomitanza dei presidi in diverse città e il buon livello di scambio e comunicazione fra dentro e fuori le mura.

Sono però anche state espresse le criticità riscontrate: da quando la campagna è iniziata, nonostante le iniziative proposte e messe in atto non si è verificato, se non in limitati casi, un allargamento della partecipazione al di fuori dei circuiti già noti ed attivi contro il carcere e la repressione.

Per dare continuità al percorso della campagna si è deciso di preparare e organizzare:

  • una possibile presenza dentro e fuori alla fiera del libro di Torino, in programma dal 12 al 16 maggio, che andrà anzitutto concretizzata dai compagni-e di Torino insieme all’Archivio “Primo Moroni” di Milano che svolge un ruolo di coordinamento del circuito editoriale e librario;
  • la presenza a Roma giovedì 12 e venerdì 13 maggio.

Il primo giorno alle 9.00 davanti al Tribunale per la probabile sentenza del processo per la manifestazione del 15 ottobre 2011 e per discutere nel pomeriggio, presso lo spazio occupato L38 – quartiere Laurentino a Roma, del reato di devastazione e saccheggio: su come è possibile affrontarlo a cominciare dalle difficoltà emerse nei processi in corso a Roma, Cremona, Milano.

Il secondo giorno, dalle 14.00, si terrà un presidio davanti al DAP nell’ambito della campagna “pagine contro la tortura” al quale parteciperanno anche “gli amici di Eneas”, il ragazzo ucciso dalla detenzione nel carcere di Pesaro.

Si è inoltre affrontato, partendo dagli esempi concreti di Davide Delogu e Maurizio Alfieri ristretti in 14bis, quanto sia importante riuscire ad inserire all’interno della campagna informazioni su tutte le ricadute pratiche che il regime 41bis ha sul resto dei prigionieri e delle prigioniere, che siano detenuti/e in sezioni comuni piuttosto che speciali. Quindi dovremmo cogliere tutte le occasioni che si presentano per informare anche sul carattere punitivo (e così vicino a quello dell’art. 41bis) dell’art. 14bis dell’o.p.

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