L’Aquila: “Oltre le sbarre”, presentazione di due libri e incontro su 41bis e detenzione

Fonte: ristretti.org, L’Aquila 19 giugno 2019

41-bis, divieto di lettura in cella, detenzione e repressione. Se ne parlerà mercoledì 19 giugno (ore 18) nello spazio sociale Case Matte, all’interno dell’ex ospedale di Collemaggio a L’Aquila. Si chiama “Oltre le sbarre” il pomeriggio organizzato da 3e32/Case Matte, durante il quale verranno presentati i libri “L’inferno dei regimi differenziati” e “Mi chiamano sbandato”, la campagna Pagine Contro la Tortura e Matricola 1312. “Abbiamo voluto organizzare questo incontro in una città come L’Aquila -scrivono in una nota gli organizzatori – dove nel carcere Le Costarelle Anna e Silvia, due militanti detenute nella sezione AS2, dal 29 maggio scorso sono in sciopero della fame per protestare contro le condizioni dell’istituto penitenziario aquilano”.

“Il carcere di Preturo, infatti, è una struttura deputata solo al regime 41bis, ma da oltre un anno è stata creata una sezione femminile di AS2 (Alta Sicurezza 2) dove le persone detenute avrebbero diritto a un trattamento diverso anche rispetto al 41bis.

Ma l’istituto aquilano non è in grado di differenziare i trattamenti e, di fatto, Anna e Silvia subiscono una carcerazione peggiore rispetto a quella a cui avrebbero diritto. Per questo ieri un gruppo di militanti anarchici ha occupato la sala Rivera della sede comunale dell’Aquila, e ha calato uno striscione da una gru in Piazza Duomo. Una protesta sostanzialmente pacifica che è riuscita a stimolare un inizio di dibattito sull’argomento in città”.

“È di assoluta importanza infatti -prosegue il comunicato- che un carcere, dove peraltro si applica un regime di detenzione duro, non sia del tutto isolato dal territorio e la comunità in cui si trova perché solo in questo modo si può contribuire al rispetto dei diritti dei detenuti, la cosa di cui ci importa. Tanto più in una regione in cui vergognosamente ancora manca la figura, presente in tutte le altre regioni d’Italia, del Garante dei detenuti”.

“Anche per questo domani – concludono gli organizzatori – si sviscereranno questi aspetti, affrontando le complessità senza pregiudizi e partendo dalla condivisione di una critica possibile anche al regime del 41bis, un regime carcerario così duro da sembrare a molti una sorta di vendetta inconciliabile con uno Stato di diritto e a cui sono sottoposti esseri umani sul nostro territorio e che quindi ci riguarda tutte e tutti”.

Nel corso dell’incontro verrà presentato “L’inferno dei regimi differenziati” (Libriliberi Editore). Dietro sigle e numeri si nasconde quello che Alessio Attanasio definisce “L’inferno dei regimi differenziati”, un mondo fatto di divieti, isolamento e limitazioni, progettato e costruito per isolare e costringere “alla resa” il prigioniero.

Alessio Attanasio è un giovane che dal 2002 vive ininterrottamente in regime differenziato. Per la sua azione instancabile fatta di reclami, scioperi e corrispondenza è stato trasferito numerose volte in diverse carceri, completando il giro delle sezioni 41bis del Paese. Contestualmente si parlerà di Pagine contro la Tortura, campagna nazionale contro il divieto di ricevere dall’esterno libri e stampe d’ogni genere nelle sezioni 41bis, alla presenza dei promotori della campagna.

A Case Matte verranno presentati anche “Mi chiamano sbandato”, il primo libro di Edmond, autore del blog Matricola1312 e dell’autoproduzione “Ho innalzato sogni più alti de ste mura”. Una raccolta di racconti e poesie per abbattere il muro dello stigma sociale. Una testimonianza di lotta e di voglia rivalsa. L’autore, in arte Edmond, ha combattuto a lungo dietro le sbarre. Le sue poesie e i suoi testi in prosa sono diventati prima il cuore del blog Matricola1312, poi reading in giro per l’Italia e infine un libro. Sarà presente una delle ideatrici del blog.

Cuneo: 8 giugno h. 15,00 presidio al carcere – Torino: 9 giugno h. 11,00 assemblea

41bis = TORTURA

SABATO 8 GIUGNO 2019 ore 15,00

PRESIDIO AL CARCERE DI CUNEO

Come Campagna “Pagine contro la tortura” abbiamo deciso di lanciare un presidio davanti al carcere di Cuneo per sabato 8 giugno. Certamente, come abbiamo fatto in altre occasioni, per ribadire il fatto che il 41bis è tortura, ma ci sentiamo di condividere altre riflessioni alla base di questa mobilitazione.

Si tratta innanzitutto di supportare e dare voce a chi, tra enormi difficoltà, trova il coraggio e la forza di opporsi da dentro a questo regime, a quanti osano ribellarsi agli abusi quotidiani pur consapevoli delle conseguenze cui vanno incontro: pensiamo alle mobilitazioni tramite scioperi della fame e battiture effettuate nella sezione maschile del 41bis a L’Aquila contro le vessatorie limitazioni sull’uso della tv, così come lo sciopero della fame da parte degli internati al 41bis di Tolmezzo (carcere in cui era stata da poco trasferita in blocco – e qui non funzionante – la “casa lavoro” dal carcere de L’Aquila), per il ripristino del minimo di attività lavorative necessarie alla cessazione della misura di sicurezza cui sono sottoposti pur avendo terminato di scontare la pena. Abbiamo sostenuto e seguito da vicino la protesta della compagna Nadia Lioce, processata (e assolta…) per una serie di battiture motivate dalla sottrazione di alcune carte processuali; di fatto le sue dichiarazioni rese al processo e le memorie difensive, oltre a dimostrarsi un boomerang nei confronti dell’amministrazione penitenziaria, hanno contribuito a squarciare il velo rispetto alle angherie e ai soprusi di chi è recluso nelle sezioni 41bis, in questo caso del carcere de L’Aquila.

La sezione 41bis di Cuneo, riaperta di recente, è una delle “peggiori” come conferma Alessio Attanasio, sepolto nelle sezioni 41bis ininterrottamente dal 2002, nelle pagine del suo libro, “L’inferno dei regimi differenziati”. Frutto di una serie di corrispondenze, dopo anni di sforzi e difficoltà, è riuscito a essere pubblicato. Il testo, una preziosa testimonianza dell’inferno del 41bis e dei regimi differenziati, ci ha sollecitato, come Campagna, a supportare la sua lotta attraverso presentazioni del libro in diverse città.

Ci sembra utile riportare degli estratti dal “Rapporto tematico sul regime detentivo speciale ex art 41bis dell’O.P. (2016-2018)” che danno una descrizione della sezione 41bis del carcere di Cuneo.

“(…) Gravemente critiche le condizioni strutturali della sezione 41-bis o.p. della Casa circondariale di Cuneo, riaperta a marzo del 2018 a seguito della chiusura della sezione della Casa circondariale di Ascoli Piceno con il trasferimento di tutti i detenuti provenienti da tale Istituto. La precedente generale situazione di degrado dei locali, che aveva portato alla chiusura del reparto due anni prima, a maggio 2016, per necessarie ristrutturazioni al fine di renderlo adeguato ai parametri internazionalmente stabiliti, non ha trovato una soluzione accettabile nei lavori realizzati per permetterne la riapertura. (…) Sulle condizioni generali degli ambienti, la visita all’Istituto di Cuneo ha confermato le molte criticità segnalate al Garante nazionale in decine di reclami ex articolo 35 o.p.: infissi delle finestre che non chiudono, con grande dispersione di calore in inverno, in una città a clima rigido come Cuneo; bagni privi di acqua calda e senza porta e dotati di uno spioncino sul corridoio di circa 15 x 40 cm e inevitabile mancanza di privacy; lavandini molto piccoli (25 x 40 cm) da usare anche per lavare i vestiti; docce comuni in numero ridotto (una per sezione) con attivazione a tempo (7 minuti per ogni doccia); acqua calda insufficiente rispetto alle esigenze; interruttori della luce delle stanze detentive esterni alla stanza stessa; materassi con data di scadenza il 2015. A questo si aggiunge la scarsa qualità del materiale utilizzato per dipingere le pareti che ‘sfarinandosi’ determina un persistente pulviscolo che viene respirato da personale e ristretti. (…)

Un discorso a parte meritano poi le sale colloqui: nell’Istituto di Cuneo, contrariamente a quanto previsto dalla più volte citata circolare (Circolare DAP n. 3676/6126 del 2 ottobre 2017, articolo 16, capoverso 4), sono cabine di 1x 1,5 m, chiuse fino al soffitto, con una fascia di vetro alta 50 cm che costringe le persone che fanno il colloquio a stare piegate per vedere in volto, seppure oltre il vetro, i propri familiari. Le pareti divisorie delle cabine non isolano dai rumori, lasciando passare le voci (…)”.

Questo presidio s’inserisce in un contesto di duro attacco a chi tenta di resistere – e a volte anche solo di “rivendicare la propria esistenza” – all’interno delle carceri, come dimostrano i sempre più numerosi “suicidi”. Censura della posta sempre più frequente, pestaggi, trasferimenti punitivi a centinaia di chilometri di distanza dai luoghi di origine o di residenza, ricorso alla sorveglianza particolare (14 bis) e in genere all’isolamento sono solo alcuni degli strumenti utilizzati per continuare a punire, mantenere “esterno”, lontano dagli occhi e isolato, questo pezzo di società che nonostante tutto si oppone, in alcuni casi anche con pratiche radicali come avvenuto nel carcere di Trento dove neanche un anno fa i detenuti hanno distrutto un’intera sezione.

Un duro attacco che si estende anche a chiunque porti avanti la propria opposizione contro lo stato di cose attuali, lottando contro devastazioni ambientali, sgomberi di spazi e case occupate, licenziamenti sul lavoro, opposizione alle espulsioni di immigrate e immigrati e la loro reclusione nei campi d’internamento.

Sta diventando infatti sempre più frequente, per chi si espone nelle lotte, l’accusa di associazione sovversiva e quindi la carcerazione in sezioni di alta sicurezza (AS2) – sezioni “dedicate”, per come previsto dalla circolare del DAP (n. 6069 del 2009), a chi è accusato di 270, 270-bis, 270-ter, 270-quater, 270-quinquies, 280, 280-bis, 289-bis, 306 c.p. Sezioni in qualche modo “sperimentali”, in cui, come in 41bis, e subito dopo rispetto al 41bis, vengono testati meccanismi di controllo e/o di carcerazione che poi a cascata vengono imposti alle altre sezioni, così come accaduto per l’applicazione del processo in video-conferenza. Prima sistema applicato solo ai detenuti in 41bis, ora diffuso anche ai prigionieri in Alta Sicurezza e già esteso agli immigrati nei processi per la richiesta di asilo.

E certamente il recente trasferimento di tre compagne nella sezione AS2 del carcere de L’Aquila così come la carcerazione di altri tre compagni nel carcere di Tolmezzo, due carceri con sezioni a 41bis, può rendere più facile il “passaggio” delle sperimentazioni verso una consuetudine.

In quest’ottica valutiamo l’importanza di non abbassare la guardia e proseguire e intensificare la lotta contro la “punta di diamante” di questo sistema repressivo, il regime 41bis; contro la legittimazione della tortura volta a spingere alla collaborazione con lo Stato, contro gli sporchi interessi che rappresenta e difende, contro i suoi carnefici.

Appuntamenti:

Sabato 8 giugno ore 15 – Presidio al carcere di Cuneo

Domenica 9 giugno ore 11, a Torino – Assemblea della Campagna “Pagine contro la tortura” presso El Paso occupato – via Passo Buole, 47

28 aprile 2019 L’Aquila h13 Tolmezzo h14 Ferrara h13: contributo ai presidi alle carceri

Come Campagna Pagine contro la Tortura, abbiamo pensato di scrivere queste poche righe, non solo per mostrare il nostro appoggio e solidarietà ai presidi che si terranno in contemporanea il 28 Aprile per “spezzare quel silenzio di tomba” ma anche per offrire qualche elemento rispetto al carcere dell’Aquila come a tutte le altre carceri in cui il regime 41bis è presente.

Ormai è noto, la crisi economica e sociale può portare con sé le condizioni perché il dissenso cresca e si trasformi in qualche cosa che vada a modificare, magari ribaltandoli, gli equilibri, sempre più fragili, che stanno alla base del sistema di sfruttamento che ha portato al peggioramento delle condizioni di vita, di lavoro, e dell’ambiente.

Per questo la guerra interna è sempre più evidente : propaganda, paure e razzismo sono la ricetta che i governi vari propongono per allontanare questo “loro” incubo. E per chi non ci sta, non si sottomette, sono pronti sgomberi, licenziamenti, repressione e carcerazione, di cui il 41bis è il fiore all’occhiello e punta dell’iceberg.

Il 41bis è la summa e la sperimentazione di tutte quelle pratiche e restrizioni che servono a dividere ed indebolire l’intera società. Dal divieto della parola, della socialità, della corrispondenza, dei rapporti familiari al divieto della lettura è chiara l’intenzione e lo scopo di questo carcere: l’annientamento.

Per uscire da questo circuito si chiede la negazione della propria dignità e identità, la collaborazione e delazione. La gestione delle sezioni avviene ad opera dei GOM, reparti speciali, che, al di sopra del bene e del male, gestiscono la quotidianità dei prigionieri con l’unico obiettivo di dimostrare il loro potere e supremazia. Tutto è studiato perché prevalgano differenziazione e disgregamento dei rapporti sociali e detentivi, per imprimere lontananza da tutto e tutti, e renderti disponibile a qualunque compromesso pur di uscirne.

Dentro come fuori con un unico obiettivo.

Il 41bis, ormai anche questo è noto, nato come provvedimento emergenziale, è stato trasformato gradualmente in normalità carceraria. Ma, ancora di più, in luogo di sperimentazione, di esasperazione del carcere: lì tutto può succedere, può essere sperimentato, perché i prigionieri in 41bis, accusati di reati di mafia e/o di terrorismo, sono reietti da questa nostra bella società democratica: gli ultimi degli ultimi, colpevoli in realtà di essere una delle più evidenti manifestazione della sua contraddizione.

Ma i provvedimenti sperimentati in 41bis si ripercuotono a pioggia sul sistema carcerario nella sua complessità, non ultimo il processo in videoconferenza, e permeano le sezioni che ad esso si trovano vicini.

Quello che ci dimostra il regime del 41bis è che nel sistema carcerario vige la più totale discrezionalità, del DAP, della guardie, del direttore del carcere, di chiunque possa esercitare un minimo di potere. Quello che ci insegna il 41bis è che il sistema carcerario è brutale, niente di nuovo, e agghiacciante nella sua “logica” regolamentare e di giustificazione autoassolutoria: rimani chiuso lì dentro fino a che non ti dissoci, fino a che non collabori, tutto il resto, la privazione più totale delle condizioni minime, non ha importanza, sei un numero e lo vuoi essere. Quello che fa emergere il 41bis è che ogni comportamento vessatorio, ogni abuso possono diventare norma e consuetudine.

Questo deve essere quello che si respira nelle carceri dove esiste il 41bis e ancora di più nelle sezioni ad alta sicurezza che nascono già come circuiti dove il controllo e le regole e l’osservazione sono sicuramente più accentuate e amplificate. E sicuramente una quiete mostruosa come quella di una sezione AS2 posta all’interno di un carcere in cui il 41bis detta le regole di convivenza, è un superlativo assoluto della carcerazione, dell’isolamento, dell’osservazione e della sperimentazione.

Ma un’altra cosa abbiamo forse imparato in questi anni: il 41bis è un regime carcerario che vuole silenzio intorno a sé. Non vuole che le sue mostruosità escano. E ancora di meno ora che è risultato evidente che la sua esistenza è talmente tanto invasiva e brutale che la sua logica non può far altro che inghiottire anche la quotidianità delle altre sezioni, inasprendo, per discrezionalità, anche un circuito come quello dell’AS2.

Campagna Pagine contro la Tortura Aprile 2019